Educazione e formazione
testo di: Antonio Sbisà

Che cosa sono l’educazione e la formazione? Nel senso comune, l’educazione riguarda la formazione dei bambini e dei giovani. Viene pensata come riferita all’età evolutiva: è difficile che una persona adulta ritenga di continuare a farsi educare e ad educarsi. Un altro senso dell’educazione riguarda invece il comportamento anche adulto: si tratta della buona educazione, una forma di educazione morale e di educazione estetica, ispirate soprattutto al comportamento relazionale e sociale. Si coltiva attraverso il rispetto e l’eleganza, nella cura del corpo, dei vestiti, degli ambienti, nell’ascolto dell’altro e nella gentilezza verso gli altri. Si esprime nella capacità di contenere le emozioni e nella capacità di dialogare con gli altri. Si può poi anche riferire l’educazione alla formazione del carattere e della personalità: una persona educata è una persona che sa controllarsi, sa porsi e raggiungere delle mete, sa vivere l’equilibrio fra le diverse esigenze della vita, segue un codice morale preciso. Una nota ottimistica si accompagna ad una nota ritenuta necessariamente ed elegantemente repressiva.

All’origine dei processi formativi contemporanei, l’educazione si distingueva fra l’educazione morale-spirituale, nella famiglia e nelle chiese, la preparazione al lavoro, e l’istruzione scolastica. Oggi si tende a riunificare il processo educativo all’interno delle scuole e delle università, ma il progetto tende a fallire, perché queste istituzioni non riescono in realtà ad allontanarsi dalla semplice istruzione, e non si prendono cura della formazione del carattere e della persona, dell’educazione morale e spirituale. Questo succede perché nelle scuole e nelle università si procede attraverso la trasmissione razionale, mentre le altre formazioni utilizzano anche altre forme di esperienza, come il lavoro sul corpo, sullo spirito, sulla coscienza. le istituzioni educative hanno formato le persone esclusivamente ad una razionalità retorica e teorica, sacrificando le dimensioni corporali, istintuali ed affettive, trascurando le capacità di fare, delegando alle istituzioni religiose le tematiche morali e spirituali.

Già Aristotele, pensando alle istituzioni educative, accennava all’esigenza di rispettare e promuovere tre ordini di discipline:
- teoretiche, destinate ad indagare sui fondamenti ultimi della realtà e della scienza,
- produttive, destinate alla maturazione di capacità operative a qualsiasi livello,
- pratiche, destinate alla riflessione sul comportamento e sull’esperienza.

E’ facile riconoscere in queste ultime discipline pratiche l’educazione morale come guida alla stimolazione ed alla riflessione sull’esperienza.

Il concetto fondamentale da tenere presente riguarda il fatto che l’educazione venga considerata come un intervento che possa durare tutta la vita, perché la vita viene intesa come possibile processo di crescita continua. Si tratta di un concetto sempre rivoluzionario, perché vorrebbe affermare che tutte le persone possano e debbano trascorrere la loro vita aumentando e coltivando, raffinando, le loro capacità ed i loro talenti, in ogni aspetto della persona e delle attività, in ogni relazione. Vedremo come invece le istituzioni, il lavoro, la sfera dei rapporti affettivi, richiedano ancora delle persone che si adattino al mondo del lavoro ed ai codici morali delle istituzioni e del sistema sociale.

Definiamo meglio quindi il rapporto fra l’educazione, la formazione, l’educazione morale e la morale sociale.

In senso generale, la formazione indica il processo di autoregolazione in cui si trova immerso un organismo vivente nel suo rapporto con l’ambiente. L’organismo e l’uomo non rispondono soltanto meccanicamente e reattivamente agli stimoli ricevuti, ma esprimono un potere di autorealizzazione che parte dal comportamento della totalità tesa al controllo dell’ambiente. La natura e la società non sono soltanto dei nomi adatti ad indicare degli universali astratti, ma costituiscono esse stesse delle formazioni concrete. La formazione indica il processo di autoregolazione in cui si trovano delle realtà viventi che tendono ad espandersi, a controllare l’ambiente, a lottare contro altri processi, ad integrare le realtà che via via si formano. Appare come il processo di una totalità che si conserva e si sviluppa in condizioni sempre diverse. I condizionamenti sono configurazioni di forze plasmatrici attive ed automatizzate dirette a limitare deformare ed utilizzare per le proprie esigenze le potenzialità individuali.

Un essere umano rappresenta una totalità in autonomo sviluppo: non una somma di componenti psicologiche indifferenti una all’altra, non un vaso che aspetta di essere riempito. L’individuo costituisce una globalità fondata su di un potere attivo di autoregolazione; ciò significa che può comunque difendersi dalle formazioni che lo dominano, può cercare e risvegliare le sue particolari motivazioni di crescita. Può iniziare un processo di liberazione, può avviarsi verso l’autorealizzazione. E’ anche possibile che l’individuo utilizzi il suo potere per riaffermare contesti che lo controllano, per obbedire a logiche estranee al suo sviluppo; può anche riuscire ad avere in questo modo realizzazioni parziali nel lavoro od in altri settori della vita. Ma una persona può sviluppare al massimo le potenzialità e può realizzarsi come individuo unico soltanto attraverso un processo di trasformazione.

Un individuo rappresenta una realtà in sviluppo, e questa si confronta prima di tutto con le formazioni complessive presenti nella natura e nella società. I condizionamenti esprimono configurazioni resistenti ed attive che limitano e canalizzano le potenzialità. Abbiamo quindi la preesistenza, l’articolazione spontanea e l’autonomia di diversi processi che precedono, accompagnano ed esprimono l’esistenza dell’individuo.

Esistono i condizionamenti storici e sociali, esistono i condizionamenti psicologici, esistono le potenzialità ed i poteri di automotivazione e di autorealizzazione degli individui. Rimane attuale la prospettiva marxista che riconosce la continuità storica, pure attraverso molteplici variazioni, delle società fondate sulla divisione del lavoro e sull’alienazione. In un altro modo, la psicoanalisi dimostra come l’inconscio possa contenere complessi e problematiche che condizionano ed indirizzano la crescita . Dimostra come l’inconscio personale e l’inconscio collettivo comprendano complessi e forze direttive che tendono a tradursi, per quanto riguarda il comportamento, in coazioni a ripetere, identificazioni, proiezioni, e così via. Le contraddizioni non rappresentano comunque un assoluto di negatività; possono sempre nascondere o stimolare livelli di energia adatti ad essere liberati e riorganizzati in nuove unità formative.

E’ importante qui riconoscere la possibilità di tradurre in ipotesi sperimentali il rapporto fra l’intreccio delle formazioni che controllano un individuo e la sua possibilità di seguire percorsi che gli permettano di potenziarsi come unità dinamica unica in fase di autorealizzazione. Diventa complessa a questo punto la funzione degli educatori. Se scelgono di adattare l’individuo al suo stato di confluenza di direzioni esterne al suo sviluppo personale, si prefigurano un compito di puri trasmettitori di culture e poteri. Se vogliono invece stimolare il processo di individualizzazione, devono frenare le formazioni esistenti e potenziare le tracce di autonomia personale.

Una manifestazione classica dell’influenza delle formazioni sociali sull’individuo si ha nei fenomeni di scissione e di frammentazione fra le componenti dell’essere umano: il corpo, le attitudini ricettive ed emozionali, la ragione, la volontà e lo spirito. Si trascurano il corpo e le emozioni, s’impedisce l’esperienza diretta, si privilegia un aspetto di razionalità sociale, s’ignora la volontà, si abbandona lo spirito alle istituzioni religiose Una vera formazione globale ed autonoma dell’individuo implicherebbe la maturazione e l’armonizzazione di queste realtà.

Un filosofo come Marcuse aveva già da tempo indicato come caratteristica fondamentale delle società occidentali la scissione fra la ragione ed i sensi. Per vie diverse, Nietzsche e Jung hanno indagato sulle finalità evolutive dell’uomo; hanno proposto una dimensione laica e dinamica della spiritualità, come tendenza ad espandere l’autorealizzazione individuale verso il superamento di se stessi e verso la ricerca del Sé.

Vediamo lo scenario. L’urgenza sociale e pedagogica ha consigliato alle istituzioni la formulazione di progetti orientati alla prevenzione ed alla cura della tossicodipendenza, all’attenzione alla salute, al disagio relazionale e ad altri aspetti. Ma queste patologie non possono essere attribuite unicamente alle responsabilità individuali o al caso. Le istituzioni sociali ed educative cercano di rimediare a qualcosa che loro stesse hanno causato e continuano a provocare. Le patologie emotive e relazionali, trovano la loro origine nelle scissioni che continuano ad essere alla base della società e della scuola. Si tratta della contrapposizione storica fra l’istruzione e l’educazione vera e propria, e fra il mondo dell’appello alla ragione ed alla conoscenza ed il mondo dell’esperienza, dell’affettività, dell’emotività, della creatività.