Ridere non è uno scherzo
testo di: Stefania Vesica

Vivere è una cosa troppo importante per parlarne seriamente” O.Wilde

Ormai sono decine gli studi che dimostrano che ridere fa benissimo. È un dato che sconvolge il modo di vedere il mondo abituale.
Il riso come strumento del benessere non è una tecnica terapeutica ma un modo di entrare in rapporto con gli altri e con il mondo.
Sorriso e riso sembrano fenomeni diversi soltanto per intensità. L’etimologia della parola “sorridere” sub-ridere, ci suggerisce l’interpretazione di un riso a bassa intensità.

Dietro il sorriso si può mentire e mascherare una grande varietà di stati d’animo: imbarazzo, ironia, scherno, piacere. Il sorriso fa parte di quelle acquisizioni culturali della specie umana tese a subliminare e sfumare i conflitti come la gerarchia sociale, i messaggi non verbali di dominanza e sottomissione.

Tutti gli uomini sorridono ma nelle diverse culture i significati appaiono diversi, c’è però un tratto comune a tutti questi significati: davanti ad un sorriso l’aggressività altrui scema quasi automaticamente.

Quando si parla di riso ci si riferisce ad un processo in cui in risposta ad un determinato stimolo, percepito come comico, si produce un vissuto di piacere che viene espresso appunto dal riso.
Alcuni studiosi sostengono che viene percepito come comico qualcosa capace di ridurre la tensione e facilitare la reinterpretazione di un evento.
Così pensavano anche Platone e Aristotele. Il primo poneva alla base del comico un’associazione fra dolore e piacere. Per Aristotele il comico consiste in un errore e una deformità indolore. Sempre Aristotele afferma che l’elemento sorpresa è fondamentale nel suscitare il riso. Idea ripresa più tardi da Kant e Schopenhauer.

È comunque confermato che l’umorismo allenta le tensioni, toglie dall’imbarazzo, aiuta a sdrammatizzare, è un modo per esorcizzare l’ansia, aiuta a vedere il lato positivo delle cose e a distrarsi dal problema.

Ridere è un’attività sociale che coinvolge i membri di un gruppo ed in particolare quando sono in contatto visivo.
Si potrebbe anche affermare che ridere è una modalità con cui si crea e si conferma il senso di appartenenza ad una comunità. La funzione del riso sarebbe di creare un clima di benevolenza e piacevolezza.

Si pensa che l’umorismo e il ridere siano i modi migliori per entrare in relazione con persona che non si conoscono, perché permettono di scaricare il nervosismo e di diminuire il senso di ostilità che spesso si prova quando si incontrano estranei.

La risata è stata definita come un comportamento istintivo con cui emettiamo suoni, facciamo movimenti ed esprimiamo sentimenti.
Attraverso la vista e l’udito, il cervello rileva uno stimolo che spinge al riso, che colpisce l’encefalo e scatena un meccanismo riflesso, quindi dal talamo e dall’ipotalamo parte l’impulso del riso che arriva ai nervi facciali che a loro volta stimolano i muscoli risorio e zigomatico.
Più l’impulso è forte più arriva lontano fino al diaframma e ai muscoli addominali. Ridere comporta un complesso comportamento vocale e motorio.
Ci sono studi scientifici che hanno dimostrato una correlazione tra riso e salute.
È stato dimostrato che la risata è in grado di funzionare come antidoto allo stress. Ridendo infatti aumentano i livelli di cortisolo e c’è una stimolazione della endorfine antidolorifiche.
Come citato nel libro “Terapia del ridere”: “una grossa risata, suffragata da pensieri positivi, migliora l’equilibrio tra simpatico e parasimpatico, provoca la distensione della muscolatura volontaria e involontaria, ferma lo stato d’ansia, rallenta il battito cardiaco, e riossigena completamente l’organismo, sveglia la mente e le emozioni…”
Il riso crea un calore interno che ossigenando tutte le cellule del corpo può accelerare la rigenerazione dei tessuti e stabilizzare molte funzioni corporee.
Alcune malattie organiche le cosiddette malattie psicosomatiche, sono causate da fattori stressanti, le più importanti sono: la colite, l’ulcera, il morbo di Crohn, l’ipertensione, l’asma bronchiale, l’artrite reumatoide e il morbo di Graves.
Questi fattori stressanti esterni al nostro organismo sono percepiti dal nostro sistema nervoso che risponde attraverso gli ormoni che regolano il sistema immunitario. Ogni volta che le reazioni di tale sistema si rivelano inadeguate, si sviluppa la malattia.
Migliorare ed incrementare le occasioni di ridere può incidere sulla nostra capacità di far fronte ai fattori stressanti e sulla nostra salute in senso globale.

L’impatto generale del riso è quello di stimolare e poi rilassare l’apparato respiratorio, muscolare, cardiovascolare, i sistemi endocrini e quello centrale e periferico. Durante la risata aumentano i battiti cardiaci e la pressione arteriosa. La circolazione del sangue e il ritmo della respirazione si fanno più veloci, i muscoli si muovono, la temperatura aumenta e la produzione ormonale viene stimolata. Ridere, come l’attività fisica, migliora la funzionalità del sistema respiratorio.
Ridere di cuore coinvolge i muscoli del torace, delle spalle, dell’addome, del diaframma.
Durante la risata si espira di più e si inspira tra gli scoppi della risata. Poiché, ai fini degli effetti fisici non conta se si è veramente divertiti o si finge solo di ridere emettendo i suoni della risata, si può simulare il riso per ottenere ugualmente gli effetti benefici.
Ci sono dati convalidati dalla ricerca medica, per i quali il corpo produce sostanze chimiche contemporaneamente ad uno stato di felicità ma questo anche se viene indotto o si recita un sentimento di gioia. Comunque si rida spontaneamente per una situazione comica, oppure seguendo un esercizio si ricava lo stesso effetto. Il corpo e la mente inconscia, non conoscono la differenza tra il pensare di fare qualcosa o farla realmente. Qualunque sia la motivazione della risata, questa attiva comunque nel nostro corpo gli stessi benefici e cambiamenti fisiologici.

In merito alla funzione del ridere, si scontrano da secoli fino ai giorni nostri, principalmente due scuole di pensiero. La prima epigona dei filosofi che hanno dato al riso cattiva fama, ne denuncia la componente aggressiva e sprezzante verso gli altri. La seconda invece, attribuisce al riso il potere di creare legami comunitari.
La funzione principale del riso secondo i fautori della teoria dell’aggressività, sarebbe di rendere ridicoli gli altri o se stessi.
Nell’evoluzione della specie umana che funzione ha avuto il riso? Perché gli esseri umani ridono? Secondo Gruner gli uomini sono animali che sono riusciti ad arrivare al vertice della catena alimentare e divenire padroni della terra per una combinazione di aggressività, competitività, curiosità e capacità di usare le risorse. Gli esseri umani hanno dovuto impegnarsi in infinite lotte per la sopravvivenza nelle quali hanno vissuto le forti tensioni che accompagnavano la competizione e che si allentavano all’improvviso in caso di vittoria con una risata trionfale. Attraverso le generazioni, la sequenza tensione-vittoria-rilassamento-risata è diventata una caratteristica umana.
Questa ipotesi viene sostenuta da due psicobiologi, Carl Sagan e Ann Druyan.
Se vediamo qualcuno ridere subito pensiamo che sia contento. Ma non è sempre vero. Il sorriso è l’indicatore più potente di connessione positiva con qualcuno, ma non è attendibile come indicatore dello stato emotivo.
La maggior parte delle risate viene emessa quando stiamo con gli altri, ma anche quando vorremmo essere inclusi, far parte di un gruppo.
La risata si può considerare una modalità con cui si crea e si conferma il senso di appartenenza a una comunità e svolgerebbe il ruolo non linguistico nel creare legami sociali, nel solidificare amicizie e nell’includere nuove persone in un gruppo.
Il riso agirebbe come lubrificante sociale perché il messaggio che passa tra i co-ridenti è di non aggressione, complicità e attenuazione della gerarchia.
Quando udiamo ridere, tendiamo a ridere a nostra volta producendo una reazione comportamentale a catena che viene potenziata nel gruppo in un crescendo di risolini e risate. La risata contagiosa è una risposta immediata e involontaria, un esempio di comportamento umano di gruppo che ci aiuta a esplorare le nostre origini sociali.

Da una ricerca di Provine, si è riscontrato che le risate degli esseri umani si assomigliano tra loro anche se ci sono delle differenze individuali di intonazione, modulazione, ritmo, forza, rumorosità, chiassosità e fragorosità.

RIDERE AIUTA A GUARIRE

Negli ultimi anni è aumentato il numero di medici, psicologi e altri professionisti della salute che sostengono che ridere sia un rimedio efficace per una miriade di problemi. Ridere aumenta l’efficacia analgesica innalzando la soglia del dolore. Ma come avviene tutto questo? Ci sono diversi meccanismi.
I processi emotivi e cognitivi potrebbero controllare gli accessi alla percezione del dolore. Lo humor permette di essere più attivi nell’affrontare lo stress e influenza la sfera cognitiva dando una visione positiva della vita.

Molti ospedali di vari paesi hanno adottato varie forme di comico terapia introducendo i clown nei reparti pediatrici.
Il termine “clown terapia” si riferisce all’applicazione di un insieme di tecniche derivate dal circo e dal teatro di strada in contesti di disagio, sociale o fisico, quali ospedali, case di riposo, case famiglia, orfanotrofi, centri di accoglienza, che si avvale del “clown dottore” o “clown di corsia”, una figura caratteristica, a metà strada tra l’ambito sanitario e quello artistico, il quale porta all’interno dei reparti ospedalieri la “terapia della risata” o “comico terapia”.
Gli obiettivi del clown dottore e di chi opera nell’ambito della clown terapia sono quelli di portare buonumore e gioia in un ambiente in cui di solito regnano grigiore e tristezza; sdrammatizzare le pratiche sanitarie attraverso l’utilizzo di strumenti medici modificati in maniera comica e strana; contrastare la paura e l’ansia legate alla condizione di essere malato, impotente di fronte a qualcosa di esterno; cambiare segno alle emozioni negative attraverso le clownerie, la musica, la magia, l’improvvisazione, tecniche che diventano metafore terapeutiche.
Per fare un paragone, forse eccessivo, possiamo dire che il clown è simile ad uno psicoterapeuta: l’obiettivo è in entrambi i casi facilitare un cambiamento, nelle emozione, nle pensiero, nel comportamento, che porterà ad un maggiore benessere con mezzi per lo più verbali, ma anche non verbali ed attraverso la relazione. I clown che lavorano in ospedale si pongono in un atteggiamento di ascolto sia del paziente che del contesto accettando anche un secco “NO” da parte del malato (adulto o bambino che sia). NO che molto probabilmente non è rivolto a lui, ma solo a lui è permesso poterlo dire. Una volta entrati nella stanza e capita la situazione, iniziano l’intervento utilizzando la propria comicità corporea, verbale, la magia, gli strumenti musicali e tutti i vari oggetti contenuti in una valigia che il clown porta sempre con sé. Al momento del saluto lascia un piccolo oggetto che assume il ruolo di “oggetto transazionale” tra la vita di tutti i giorni ed il bel momento che ha appena vissuto.
L’intervento del clown in corsia ha un valore terapeutico molto ampio; oltre agli effetti psicofisiologici della risata, di cui abbiamo già parlato, e all’identificazione con un personaggio esterno a sé, sono da sottolineare alcuni elementi terapeutici specifici della comico terapia in strutture ospedaliere. Il fatto di utilizzare gli strumenti medici modificati, permette di sdrammatizzare la pratiche sanitarie.
Come ricorda Anna Zini “la clownterapia si può definire come un intervento relazionale a fini terapeutici realizzato attraverso tecniche di clownerie e improvvisazione più o meno interattive. La terapeuticità dell’intervento è da intendersi in senso ampio e da collocarsi all’interno di una visione olistica dell’uomo in cui i livelli fisico, emotivo, mentale e spirituale sono interdipendenti. In termini più generali per clown terapia si intende l’insieme degli effetti positivi e terapeutici, che possono scaturire dall’incontro tra la persona e il clown effetti positivi prevalentemente imputabili alla relazione con la figura ridicola, allegra del clown.”
La relazione di fiducia da creare nell’incontro è il presupposto per ogni tipo di intervento terapeutico; è la relazione che attraverso la comicità, fa da ponte per la trasmissione di un messaggio di speranza e cambiamento.
Ciò che il clown cerca di lasciare è la consapevolezza, tra magia e realtà, di avere un guaritore interno. Si acquisisce così un forte potere di auto guarigione, nel momento in cui si attua un cambiamento della valenza delle emozioni da negative a positive. Il clown offre una via al cambiamento di atteggiamento nei confronti della malattia e del sentirsi malato ed impotente. L’apprendimento di questo nuovo punto di vista ed il cambiamento della condizione di malattia, avvierei uno stato di coscienza alterato dalla risata.
I clown incontrano la persona nella sua globalità e non soltanto su un corpo che necessita di cure mediche.
Propongono uno stato d’animo giocoso, leggero, allegro e stimolano curiosità portatrice di energia vitale che induce in uno stato di coscienza alterato perché non quotidiano. E’ uno spazio fisico e mentale che permette la distrazione e la leggerezza.
Il clown utilizza, per entrare in contatto con l’altro, prevalentemente la comunicazione non verbale, data dal trucco, dalla gestualità dalla mimica. Il clown fa ridere innanzitutto di se stesso, auto ironizzando i propri difetti e portandoli all’esagerazione. Lo scopo è di ridere “con” e mai di “de-ridere”.
I primi “clown dottori” negli ospedali sono comparsi negli Stati Uniti, a New York, nel 1986 e il fondatore di questa iniziativa fu Michael Christensen un clown professionista il quale creò, insieme a Paul Binder, la fondazione “The Clown Care Unit”. A seguire sullo stesso modello, ricordiamo Le Rire Mèdicin, la Fondazione Theodora, l’Associazione Clown Aid, l’Associazione ViviamoInPositivo e l’Associazione Ridere per Vivere. L’antesignano della clown terapia è Hunter ‘Patch’ Adams una persona straordinaria, un pediatra, un clown. Patch ha fondato un ospedale, il Gesuhndeit Institute (Clinica della Salute) in Virginia in cui cura gratuitamente. Chi si rivolge a lui viene accolto con amore, come persona da aiutare, in un clima disteso e vivace. Sono praticate tutte le arti mediche: dalla medicina occidentale, all’ayurvedica, all’omeopatia, all’agopuntura fino allo sciamanesimo, lui stesso si considera uno sciamano. Patch visita i bambini, e gli adulti, con il naso rosso, istaura con i piccoli un rapporto tattile; il suo fare è magico, rituale e sempre sorridente.
Uno dei segreti del successo del clown è quello di procurare il riso in un ambiente in cui la tensione emotiva è altissima. Il clown più di ogni altro incarna la comicità positiva, innocente, il riso fine a se stesso: la comicità ‘bambina’.
Il clown mostra a tutti il suo bambini interiore e può farlo poiché ha abbandonato il suo bagaglio di adulto, fatto di timidezze, insicurezze, frustrazioni, angosce… La sua missione ha sempre un che di magico.
L’obiettivo del clown è quello di far ridere una persona, ma essere clown non vuol dire soltanto questo.
Quello che si scopre quando si decide di essere un clown è che la maschera del clown, il naso rosso, ha una capacità incredibile di farci comunicare, di spingerci a condividere, di farci veder in maniera diversa, trasformandole, le esperienze più terribili.
Grazie alla forza simbolica, il clown è l’unico personaggio al quale ci si può aggrappare in momenti nei quali tutto quello che è considerato serio e normale viene sconvolto, spazzato via, reso insensato dall’ingiustizia della vita. Il clown è una barriera mentale contro il dolore.

Attraverso una consapevolezza dell’importanza del ridere, molte persone hanno potuto scrollarsi di dosso abitudini insane e riaccostarsi al bambino che erano e che non cessa mai di esistere nel profondo dell’animo e divertirsi nel farlo. Quel bambino interiore che vive in noi, viene fatto riemergere con la sua carica di vitalità, di energia positiva, di capacità espressive e salutari.

Inoltre l’uso del ridere può essere importante non solo per i malati ma anche per gli stessi operatori, per riuscire a sostenere meglio lo stress e il carico di lavoro aiutando a trasformare gli ospedali da posti centrati sulle malattie a luoghi che mettono in primo piano i pazienti come persone.
Vorrei citare una riflessione di Patch Adams per sottolineare il carattere olistico degli interventi di clown terapia:
“Se i dottori potessero studiare a fondo la vita dei propri pazienti e prendersi del tempo per capire la persona nella sua interezza, tutti gli elementi dello stile di vita sarebbero contemplati, Le cure mediche sono spesso dei surrogati di quello di cui il paziente ha veramente bisogno. Occuparsi dei malati è la proiezione disinvolta di amore, humor, tenerezza e compassione per il paziente. Questa atmosfera è già di per sé un momento di guarigione”.