Dire Sì alla vita. Il Counseling del Senso di vita
testo di: Anna Poletti <> tratto da:  AuraWeb 

Loris Adauto Muner, counselor clinico e counselor di comunità, è l'ideatore del progetto Dia/Logos. Un progetto affascinante e complesso che trova il suo fondamento nella convinzione che solo attraverso la ricerca del senso di vita è possibile affermare il nostro essere e vivere la vita.

Dalla visione di Muner è nato l'Istituto Dia/Logos che, attraverso un corso triennale per Life Counselor e Community Worker, si propone come primo esempio italiano di Counseling del senso di vita. L'Istituto è stato riconosciuto dalla FAIP - Federazione delle Associazioni Italiane di Psicoterapia.

INCONTRO CON LORIS ADAUTO MUNER

- Perché dire Sì alla vita?

Spesso ci dimentichiamo che noi non abbiamo una vita, ma siamo la vita e che la vita non è un tempo, né uno scopo, è il senso. Dopo tante domande, ho capito che il senso della vita è vivere e il rifiuto della vita equivale allora al rifiuto del nostro essere.

Vivere la vita, invece di consumarla. Altrimenti ci si autocondanna alla morte, forse non a una morte fisica, o psichica, ma senz’altro a una morte dell’anima.

- Come è nato il Counseling del Senso di vita?

Questo tipo di Counseling nasce soprattutto da una scuola particolare, la Logoterapia, che parte dal presupposto che il disagio attuale dell’individuo e della società non sia dovuto a una patologia psichica, quanto piuttosto a una vita vissuta in modo insignificante. Si è scoperto, all'interno dell'esperienza del campo di concentramento, che cercare il senso è capace di lenire il disagio esistenziale.

Proprio perché abbiamo la facoltà di essere liberi, possiamo decidere e scegliere, nonostante i condizionamenti. Anzi, possiamo trovare un senso proprio accettando i nostri limiti. Possiamo dire Sì ai nostri limiti, confrontandoci con i nostri egoismi e, attraverso la loro accettazione, trascenderli.

Il Counseling del Senso di vita non si muove alla ricerca della guarigione, ma verso la consapevolezza di sé. Per capire Chi Sono Qui e Ora, al di là delle illusioni e delle aspettative, al di là di chi vorrei essere e di chi credo di essere. Questo ci dà una direzione.

- Intendi dire che la ricerca dell’uomo è eterna?

L’uomo è un ricercatore. In noi è innata la volontà di conoscere e trascendere la realtà materiale. Utilizzando la metafora della vita come viaggio, poeti e filosofi ci hanno ricordato spesso che noi partiremo e alla fine troveremo il luogo da cui siamo partiti: noi stessi. Solo che ci ritroveremo in modo consapevole.

- Il Counselor dà delle risposte, a chi pone delle domande?

Servono solo le domande, perché le risposte ci sono già. Noi sappiamo già tutto, nella parte animica di noi stessi. Il ricercare è un ritornare. Il sapere è un ricordare. Le domande giuste aiutano solo a ricordare.

Il counselor pone le domande in modo maieutico, ma prima di tutto le pone a se stesso. Non resta indifferente al processo del suo cliente. Comunque, è uno spirito di servizio che lo anima. Accompagna il suo cliente mettendosi sullo stesso piano. Anche se il counselor ha più esperienza, fa lo stesso percorso del cliente, come una guida alpina compie la medesima strada, si mette in gioco e corre i rischi di chi sta accompagnando.

Il percorso è esperienza per entrambi. L’unica differenza è che il counselor conosce le insidie e gli appigli, perché ha già percorso tante volte quel sentiero, ma non per questo ne è immune. Se non ce la fa uno, non ce la fanno in due. E viceversa. Perché in una relazione o ce la fanno in due, o falliscono insieme, ognuno nell’ambito delle proprie responsabilità.

- Tu sei "forte e esperto" nei problemi di dipendenza. Cos’è una dipendenza, nell’ottica del Counseling del senso di vita?

La mia esperienza nel campo delle dipendenze mi ha portato a interpretare la dipendenza come una risposta impropria alla domanda del senso. Tutti diamo risposte improprie, e tutti siamo dipendenti, in forme e gradi diversi. Nella dipendenza, proprio quando accettiamo il limite di essere dipendenti da qualcosa o da qualcuno, inizia il nostro percorso di liberazione.

Il primo passo degli Alcolisti Anonimi consiste nell’ammettere la propria impotenza e nell’appellarsi a un potere superiore. Bisogna sapere dire a se stessi: "Io sono questo. Sono io che voglio essere dipendente". Senza vergognarsene. Se cominciamo a svelarci a noi stessi, rispondendo onestamente alle domande chi sono? dove sono?, possiamo diventare liberi.

- L’uomo è un ricercatore, un eterno Parsifal, o è anche un creatore?

L’uomo è creatore, quando si è liberato, cioè quando crea consapevolezza, portando lo spirito nella materia, aiutando il progetto divino. Quando collabora con Dio a ricreare l’unità nel mondo. La natura creatrice nasce dalla libertà. Quando accettiamo la verità su di noi, quando ci accettiamo per quello che siamo, diventiamo liberi.

- Cosa accade quando si comincia il percorso del Counseling del senso di vita?

All’inizio si prova un grande fascino e un’attrazione per questo tipo di percorso. Ma nella fase successiva ci si scontra con tante resistenze. Il Counseling del senso di vita ci costringe a guardarci dentro, e spesso abbiamo orrore di noi stessi. Non vogliamo guardare in faccia il nostro bambino interiore, che abbiamo nascosto così bene, scacciandolo via da noi. I nostri difetti, che chiamiamo peccati, sono invece connaturati alla natura dell’ego. Vanno guardati come si guarda un bambino piccolo che sta crescendo e ha bisogno di noi per riuscire a crescere bene.

A questa seconda fase segue la fase della liberazione. La liberazione passa attraverso la via del perdono: perdoniamo noi stessi per non essere quello che cattivi maestri ci hanno insegnato che avemmo dovuto essere, e accettiamo di essere "in divenire". Questa fase porta sollievo e benessere. Qui può finire il percorso del counseling.

A volte, segue la fase di una ricerca ancora più profonda del senso della vita. Non viene mai proposta, viene affrontata solo se è richiesta, se emerge come desiderio interiore. Il rischio, altrimenti, è quello di creare dipendenza, a un metodo, a una scuola, a un "maestro", e così via, e di ricadere proprio in ciò da cui abbiamo cercato di venire fuori.

- Ma, in fondo, cosa vuole dire che qualcosa ha senso?

Avere senso significa avere una direzione. Quando hai una direzione, la strada e la vita coincidono. A volte vogliamo qualcosa, ma non sappiamo prendere la direzione giusta per ottenerla. Se voglio la felicità in amore, la strada migliore non è quella del possesso e del dominio dell’altra persona, né quella dell’isolamento.

Sarebbe come volere andare a Roma partendo da Milano, ma passando per Monaco. Tutte le tradizioni spirituali, in forme e con accenti diversi, ci indicano un’unica direzione: conoscere se stessi, amare se stessi, realizzare se stessi.

- Le crisi "di crescita" si ripetono? La direzione cambia a seconda dell’età?

Sì. Immagina una spirale: passa per gli stessi punti ma a livelli diversi. Accade lo stesso per la ricerca del senso. La domanda è sempre quella: chi sono? dove sono?, ma la risposta arriva a livelli di consapevolezza diversi, ogni volta più approfonditi. Semplicemente perché la vita è un’esperienza infinita.

- Parlami del Counseling del senso di vita come iniziazione al viaggio di scoperta di sé.

In tutte le iniziazioni ci sono 3 momenti fondamentali:
1) la separazione, il distacco
2) il momento della morte
3) la rinascita, il ritorno a casa.

L’Odissea è l’emblema del nostos, il viaggio iniziatico del ritorno a casa. Ulisse ha dovuto perdere la sua ubris (l’arroganza, l’orogoglio, l’ego) e tutti i tesori della sua scaltrezza. Ha perso tutto, si è ritrovato da solo sperduto in mezzo al mare, ha chiesto aiuto alla dea Minerva, che infine lo ha riportato a casa.

Idem per la bellissima parabola del figlio prodigo. Il figlio maggiore rimane fermo a casa, senza realizzare il senso della sua vita, proponendosi come replica di suo padre, e rimproverando il padre che invece accoglie a braccia aperte il figlio minore, di ritorno dal suo viaggio. Il figlio minore, in quel viaggio, ha perso la sua arroganza, per essersi appropriato prima del tempo e avere dilapidato le ricchezze del padre. Ha invocato l’amore del padre e l’amore del padre lo ha ricondotto a casa.

Anche questa forma di counseling ha a che vedere con la perdita dell’ubris, dell’ego, e con la richiesta di aiuto a un potere superiore, che sa riportarci a casa, a noi stessi.

I tre anni sono una sorta di viaggio iniziatico, prendendo in parte a modello la Psicosintesi di Assaggioli. Durante il primo anno si affrontano l’inconscio inferiore, il bambino infantile, il divorante senso di colpa. Nel secondo anno si incontrano l’inconscio medio, l’Io, la volontà, l’adulto che sa scegliere e direzionarsi verso obiettivi da realizzare. Nel terzo anno si affrontato l’inconscio superiore, il super io, il "paradiso".

Ci si confronta sempre, durante tutto il viaggio, con la propria capacità di amare. Fino a che arriviamo ad amare la nostra imperfezione e i nostri difetti, e ad amare gli altri, nonostante le loro imperfezioni. Ci tengo a precisare che tutto ciò non ha niente a che vedere con un discorso religioso. La religione e la spiritualità sono due cose distinte.

Il Counseling del senso di vita affronta, in una particolare fase del percorso, le tematiche legate alle tradizioni di saggezza spirituale, ma con l’intento di fare comprendere che il senso del sacro è connaturato all’uomo, è connaturato alla eterna ricerca di senso e che le tradizioni di saggezza, d’oriente e d’occidente, hanno indicato delle direzioni agli esseri umani e stimolato gli uomini a cercare, non fuori, ma dentro se stessi, la voce della verità che, sola, ci rende liberi.